giovedì 27 luglio 2017

MEGLIO IL CAPPOTTO TERMICO o CAMBIARE GLI INFISSI?


Se stai pensando di ristrutturare la tua casa ti sarai certamente chiesto quale può essere l'intervento più efficace, quello che ti permette di ottimizzare l'investimento, quello che migliorerà le prestazioni facendoti risparmiare in bolletta e vivere meglio. In questo articolo torno ad essere concreta e parlo proprio del dilemma cappotto termico o nuovi infissi?

A voler fare le cose fatte bene la questione è più complicata di quello che sembra, perché non esiste una risposta unica.

Cappotto termico o infissi
img credits: Ovsyannykov and Von-Appen on Unsplash

I fattori da considerare sono vari:

Prima di tutto la tipologia della casa in cui ti trovi,
cioè vivi in una casa singola o in condominio? E' facile da capire infatti che un isolamento a cappotto è meno semplice da installare se si è soli a volerlo in una situazione condominiale, quindi in questo caso cambiare tutti gli infissi potrebbe essere l'unica soluzione percorribile. Ma sarebbe veramente utile?

Poi molto importante è sapere in che periodo è stata costruita la casa e quali sono i materiali prevalenti, perché le tecnologie di costruzione possono essere molto diverse e di maggiore o minore qualità proprio dal punto di vista del risparmio e del comfort interno.

Come scegliere?

E' bene sapere che un involucro di spessore 30 cm scarsamente isolato può avere un valore di trasmittanza di 1,2 fino a 3 W/mqK, a seconda del materiale di cui è composto, mentre una finestra con vetro semplice può avere una trasmittanza pari a 5 fino a 6 W/mqK. Gli stessi componenti ad alte prestazioni possono arrivare, per le murature a 0,22 W/mqK, o anche valori inferiori, e 0,6 W/mqK per le finestre con vetri multipli. Quindi anche nella migliore delle condizioni gli infissi sono molto più disperdenti delle murature.

Detto questo se hai una casa in muratura di pietra, o mattoni, con piccole finestre probabilmente fare il cappotto termico è la soluzione più efficace, perché si isolano le pareti esterne che, in termini di superficie, rappresentano la parte maggiore dell’involucro dell’edificio.

Al contrario se la tua casa è degli anni '80 probabilmente ha delle grandi finestre con telaio in alluminio e allora andare a sostituirle tutte con infissi termici e vetri ad alte prestazioni inciderà maggiormente sulle dispersioni e quindi sul risparmio in bolletta e sul comfort invernale ed estivo.

Edificio disperdente finestre
img credits: Von-Appen on Unsplash e Studio AxS




In realtà la questione non è mai così scontata perché se invece l'edificio è degli anni '50 probabilmente avrà delle finestre di dimensioni contenute e le murature potrebbero essere del tipo a cassetta non isolate. In questo caso allora l'intervento più efficace potrebbe essere proprio quello di riempire la parete di isolante, senza nemmeno fare un cappotto esterno o cambiare le finestre.

Questi sono alcuni esempi per farti capire che le condizioni in cui ti trovi possono essere diverse e che solo in base a quelle è possibile stabilire qual'è l'intervento migliore.

La scelta non è mai scontata anche perché per individuare qual'è l'intervento più giusto si devono considerare le caratteristiche dell'isolante che si deve mettere in opera, o degli infissi che si vogliono installare. Insomma è necessario fare delle simulazioni e poi mettere in relazione:
  • la situazione attuale a livello di consumi e comfort,
  • la prestazione che si ottiene a seconda degli interventi possibili e dei materiali utilizzabili,
  • l'investimento economico da sostenere,
  • la possibilità di sfruttare incentivi o detrazioni fiscali,
  • i tempi di ammortamento.

Volendo valutare la correttezza di un intervento di isolamento e l'effettiva riuscita in termini di efficientamento e risparmio faccio l'ultimo esempio riferendomi all'esperienza fatta.

E' capitato tempo fa di dover valutare la fattibilità di un intervento di efficientamento di un edificio realizzato in pietra con finestre molto piccole, come si usava anticamente.

La simulazione ha dimostrato che il maggior miglioramento ottenibile era attraverso l'isolamento delle pareti perimetrali e del tetto, ma anche del solaio verso le cantine non riscaldate. L'approfondimento ha poi permesso di scegliere il materiale adeguato per ogni lato della casa, cioè di isolare l'involucro con materiali diversi a seconda che si trattasse del tetto o delle pareti, e per quello che riguarda le pareti è stato possibile individuare i materiali più giusti a seconda che si trattasse della parete verso nord o meno. Il risultato è stato la trasformazione di un edificio in pietra molto disperdente in una casa in classe A estremamente confortevole, che ha mantenuto i caratteri originari ed è capace di produrre la maggior parte dell'energia necessaria al riscaldamento grazie anche al contenimento delle dispersioni.

Edificio disperdente murature
img credits: Marco-Gaspar on Unsplash e Studio AxS



Conclusione

Affrontare un intervento di efficientamento energetico può portare certamente dei vantaggi in termini economici a lungo termine e anche di miglioramento della vivibilità immediata della casa, ma la scelta di come intervenire e su cosa investire è tutt'altro che semplice.

Capita di sentir raccontare di consigli ricevuti riguardo ai miracoli degli intonaci isolanti. Beh, non ti fidare! Quelli sono veramente di scarsa efficacia.

Se hai letto attentamente gli esempi che ho fatto, allora hai capito che se vuoi investire nel miglioramento della casa non puoi affidarti a soluzioni poco ponderate. Ti consiglio assolutamente di rivolgerti a chi è capace di considerare tutte le variabili, fare un bilancio tra risparmio energetico, spesa da sostenere e benessere ottenibile, insomma di proporti un'analisi costi-benefici e di indirizzarti al meglio nelle scelte.

Se questo articolo ti è stato utile e pensi possa interessare ad altri, condividilo. Grazie 


Giulia Bertolucci architetto




venerdì 14 luglio 2017

IL SEGRETO DELLE CITTA' ECOLOGICHE

Le città devono oggi attivare sistemi di rigenerazione urbana che comprendano l'ecologia, il basso impatto ambientale e la socialità come assi portanti.
Sentito mai parlare di Capitali Verdi? Non si parla di soldi, ma di città. Le città che consapevolmente e grazie a personaggi lungimiranti riescono a dotarsi di programmi efficaci per lo sviluppo futuro che coniughi economia con ecologia, socialità con integrazione, qualità con salubrità.

Nantes Capitale verde

Ogni anno a livello Europeo viene attribuito il riconoscimento di 'Città verde', Nantes è una di queste. La 'Venezia d'Occidente' è stata la meta di un recente viaggio.

Da anni Nantes sta programmando la sua crescita coordinata con i comuni minori che si trovano nell'area metropolitana secondo un processo di pianificazione territoriale estesa. Il modello è quello della città policentrica, articolata in varie polarità collegate, complementari tra loro ma autosufficienti dal punto di vista dei servizi, delle residenze e delle opportunità lavorative.

Come è potuta diventare Capitale Verde?

Nantes è la sesta città della Francia in ordine d'importanza con un'area metropolitana di 600000 abitanti e dalla fine degli anni '90 ha attuato una politica di trasporto sostenibile e di sviluppo della città finalizzata a ridurre l'utilizzo dell'auto e a supportare l'uso di mezzi pubblici e della viabilità leggera. Il suo sindaco (fino al 2014) Rimbert artefice del cambiamento sostiene che la tramvia è stata, e continuerà ad essere, un forte motore per lo sviluppo urbano. Ma la pianificazione territoriale, grazie all'applicazione del programma Agenda 21, ha assunto anche i temi dell’ecologia e della sostenibilità economica e sociale come punti strategici per lo sviluppo, prendendo a riferimento un orizzonte temporale lungo 20 anni.

Le priorità sono: lotta ai cambiamenti climatici, il risparmio energetico e le energie rinnovabili, la mobilità sostenibile, la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità e lo sviluppo delle eco-tecnologie, la realizzazione degli eco-quartieri, l’equità territoriale e sociale basata sul riconoscimento e la valorizzazione delle diversità e sul coinvolgimento della popolazione.

Quale strategia ha usato Nantes?

Lo schema generale del programma prevede un massiccio intervento edilizio, per far fronte al previsto aumento della popolazione (fino a 100000 nuovi abitanti in 20 anni), di cui l'87% dovrà essere realizzato con interventi di rinnovo urbano senza ulteriore consumo di suolo, prevedendo anche la realizzazione di nuovi servizi e spazi d'incontro per elevare la qualità urbana di alcune zone. Di tutto questo intervento immobiliare la norma francese prevede che il 25% delle residenze debba essere destinato ad edilizia sociale garantendo la stratificazione e l'integrazione di culture diverse.

La strategia applicata è la programmazione di una serie continua di interventi, anche circoscritti, basati sulla logica del restauro e ristrutturazione dell'esistente, prima che di sostituzione, ammettendo però l'innovazione architettonica e funzionale. Questo approccio alla pianificazione è di tipo aperto e consente ampi margini di adattamento nel tempo. Consente inoltre l'attivazione di processi di partecipazione attiva della cittadinanza.

Un ruolo importante nell'attuazione (tutt'ora in corso) della strategia di rigenerazione di Nantes e della sua area metropolitana è svolto da alcuni progetti dal valore strutturale, come la riqualificazione di alcuni grandi quartieri popolari e di alcune aree dismesse, e la realizzazione di svariate nuove linee tranviarie. A questi poi si aggiungono i molti progetti di iniziativa privata tutti allineati a principi base di un piano guida.

programma riqualificazione ile de nantes   

Il segreto di Nantes

Nantes mi ha colpito sia la tranquillità con cui si intende richiamare e accogliere nuovi abitanti, considerando che si tratta di una città che accoglie già una notevole mixitè sociale, sia la qualità generalmente elevata delle architetture realizzate sia con intervento pubblico che privato e la presenza spesso di soluzioni innovative. Questa è la testimonianza che la definizione di un programma preliminare con alcune indicazioni tipologiche, minime regole compositive e sostanziali indicazioni relative alla qualità degli spazi urbani porta ad un generale innalzamento della qualità dei progetti. Nel caso specifico faccio notare poi che molti degli interventi sono frutto di concorsi pubblici e anche privati gestiti in modo corretto e finalizzati non solo ad avere l'idea, ma soprattutto alla realizzazione concreta di una visione. Insomma Architettura applicata per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini.

Tra le aree di intervento del programma di riqualificazione e crescita di Nantes il progetto urbano forse più significativo è quello dell'Ile de Nantes. L'isola al cuore della città delimitata da due rami della Loira che, da zona portuale/produttiva, è divenuta centro vitale attraverso interventi residenziali, sedi culturali e formative, sedi amministrative, riqualificazione delle rive fluviali. Queste ultime hanno ritrovato il loro valore naturalistico e sono state trasformate in spazi pubblici. Non ostruite da una nuova cortina di edificato continuo sono divenute spazio di mediazione tra l'acqua e i quartieri.

facciata paglia Forma 6 

Bureau per lo Sviluppo della Loria Atlantica
Proprio sull'Ile de Nantes si trova un edificio voluto dal Consiglio Generale della Loria Atlantica e sede della divisione per l'architettura, l'urbanistica e l'ambiente. Situato in prossimità della Piazza della Repubblica ospita sale riunioni, spazi espositivi, centro di documentazione per un totale di oltre 3000 mq.
Progettato dallo studio Forma 6 e consegnato nel 2015 ha ottenuto la certificazione ambientale francese HQE e l'etichetta energetica BBC che viene attribuita ad edifici che consumano meno 50kWh/m²/anno.
L'edificio inserito in un tessuto di edifici pre-esistenti ha una forte identità grazie all'originalità della 'facciata vegetale'. Il rivestimento è infatti in paglia lasciata a vista così che oltre a costituire il completamento dello strato isolante dell'edificio funge anche da finitura esterna. Modalità innovativa di utilizzo del canniccio tradizionalmente impiegato solo per le coperture anche nella regione della Loira.


edificio Playtime Tetrarc Nantes  

Playtime
Tra i molti edifici visitati ce n'è un altro che colpisce. Si chiama Playtime ed ospita un fitness club e scuola sportiva al piano terra che costituisce la piattaforma vetrata su cui poggiano due volumi paralleli ma molto diversi tra loro.
Uno verso la linea ferroviaria, alto e compatto, austero nel suo colore scuro che viene acceso da porzioni verde acido e movimentato grazie ad un tessuto teso di fronte alla facciata interna. In questo si trovano 38 appartamenti e 57 alloggi per studenti.
L'altro fronteggiante un boulevard è ottenuto dall'allineamento di 8 alloggi duplex che hanno la forma iconica della casa con annessa serra che funge da giardino d'inverno.
In posizione intermedia tra i due volumi, sospeso sul tetto giardino del centro sportivo, è ben visibile una giocosa struttura di legno. Una passerella di distribuzione e ingresso alle 8 casette
Questo edificio, progettato dallo studio Tetrarc, ha ottenuto nel 2007 il premio Piramide d'oro della Federazione dei promotori immobiliari di Francia, creato per promuovere la qualità, l'innovazione e le buone pratiche in edilizia.

Conclusioni

In un momento in cui l'indirizzo comune è quello di contenere al minimo l'attività di costruzione perché ritenuta energivora, inquinante e paesaggisticamente devastante, sorprende la previsione di crescita per Nantes e la volontà di attuare un programma finalizzato a far crescere la città. L'elemento importante però è che la crescita non è sinonimo di espansione e non è solo economica, anzi tale tipo di sviluppo è subordinato al miglioramento della qualità della vita nell'area, quindi lo si ottiene attraverso la rigenerazione di spazi pubblici, la riqualificazione edilizia di interi quartieri e l'aumento delle possibilità di accesso alla cultura e alle attrezzature.

Per la riconversione ecologica di una città o di un territorio occorrono degli obiettivi chiari, una visione supportata da scelte tecniche e politiche lungimiranti, oltre che da finanziamenti pluriennali coerenti tra loro. Ma queste condizioni raramente si verificano nella realtà Italiana.
Esempi ci sono e allora un buon metodo è iniziare a conoscerli, Nantes è uno di questi.



Se questo post ti è piaciuto, condividilo. Grazie


Giulia Bertolucci architetto


giovedì 29 giugno 2017

EFFICIENZA ENERGETICA O SALUTE ?


E' possibile che l'efficienza energetica di un edificio venga prima della salute dei suoi abitanti?

Per migliorare il comfort termico e le prestazioni energetiche delle case a volte mettiamo a rischio la nostra stessa salute.
In questo articolo ti spiego con esempi perchè, quando si vuole migliorare la prestazione termica della casa, non si deve dimenticare di garantire la salubrità per le persone.



Da molti anni prima dell'entrata in vigore delle principali normative energetiche ho promosso e realizzavato edifici energeticamente efficienti, dove però la qualità energetica è solo uno dei vari elementi che definiscono un edificio sostenibile per l'uomo e per l'ambiente.
La corsa all'efficientamento, se da un lato rispetta una necessità, dall'altro promuove comportamenti solo energeticamente virtuosi perdendo uno degli obiettivi principali che rimane la salute delle persone.

Ti sembra impossibile? Provo a spiegarti cosa intendo con due esempi.

Primo esempio: sostituzione vecchi infissi

Uno degli interventi più comuni per migliorare l'efficienza energetica di una casa è la sostituzione di tutte le finestre con nuovi infissi a perfetta tenuta termica e tenuta all'aria. In questo modo si riducono le dispersioni di calore a tutto vantaggio della riduzione dei consumi e delle emissioni in atmosfera. Ma cos'altro accade quando si eliminano gli spifferi? Possono comparire le muffe!
Guarda caso proprio quello che avviene sempre più frequentemente nelle case costruite fino a 10/15 anni fa.
Lo spiffero, se da un lato è una dispersione, dall'altro è un ricambio d'aria che garantisce un rinnovo costante. Con le case sempre più sigillate e la tendenza a vivere la casa nelle ore serali e notturne si determina un sovraccarico di vapore acqueo che, se non smaltito, consente di creare il giusto ambiente per l'attecchimento di muffe e batteri. Risultato? La casa è energeticamente più efficiente, ma l'aria interna è meno salubre dato che la stagnazione degli inquinanti interni può portare a patologie dell'apparato respiratorio, come asma o allergie.
Non sto dicendo che non si deve migliorare la qualità degli infissi approfittando anche degli incentivi economici. Anzi. Ma si deve fare considerando e gestendo anche tutti gli effetti collaterali.
(per approfondimenti vedi l'articolo "quando lo spiffero è salutare per la casa"  oppure "3 elementi chiave per una casa sana" )

Secondo esempio: efficienza della caldaia

Forse in occasione di un controllo annuale ti sarà capitato di dover fare un trattamento chimico dell'acqua per migliorare l'efficienza della caldaia.

In breve: la normativa (DPR59/09 ,decreto attuativo del D.L.gs 192/05) dice che in caso di impianto di riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria (cioè quella che si usa in cucina e in bagno) e in presenza di acqua "dura", cioè di durezza temporanea superiore ai 15 gradi francesi, si deve prevedere un trattamento chimico o un addolcimento dell'acqua del circuito per evitare incrostazioni interne e quindi assicurare efficienza alla caldaia.

Tutto questo riguarda veramente solo l'efficienza della caldaia? In realtà NO!
Devi sapere che il trattamento chimico richiesto dalla norma per impianto con caldaia di potenza inferiore a 100kW è costituito da un "anticalcare" a polifosfati che di fatto non elimina il calcare, ma evita solo che si depositi. In sostanza il sistema non fa altro che sciogliere nell'acqua che entra in caldaia una quantità di polifosfati. Si hai capito bene POLIFOSFATI, che quindi poi si ritrovano nell'acqua con cui si cucina, si beve e ci si lava.

Che cosa sono i polifosfati?

Il polifosfato è un prodotto chimico (E452) che viene aggiunto in moltissimi prodotti alimentari, dagli insaccati ai formaggi spalmabili, dalla maionese al pesce, e serve per trattenere l'umidità all'interno degli alimenti. Ma il fatto che sia usato nel settore alimentare non è garanzia di innocuità. Perchè?
La ricerca dice che questo prodotto chimico nelle tubature evita che il calcare si depositi, ma nel nostro corpo rende inutilizzabile il calcio che ingeriamo, facendo perdere valore nutritivo agli alimenti. Alcuni studi hanno messo in evidenza anche che il consumo di polifosfati possa determinare un aumento del colesterolo e l’insorgenza di disturbi a carico dei reni.
Allora è giusto chiedersi: perchè dobbiamo essere costretti ad utilizzare prodotti chimici pericolosi per la salute per un' efficienza energetica di pochi punti percentuali?

Conclusione

Abbiamo passato secoli a migliorare la qualità e l'igiene dell'ambiente in cui viviamo ed oggi (seppure involontariamente) rischiamo un drastico passo indietro riducendo la salubrità dell'aria e dell'acqua delle nostre case.
L'obiettivo comfort termico ed efficienza energetica non puo farci mettere a rischio la salute.


Se questo post ti è piaciuto e pensi possa essere utile ad altri, condividilo.Grazie

Rodolfo Collodi architetto




giovedì 8 giugno 2017

LUCE NATURALE E COMFORT ABITATIVO

Il modo in cui gli edifici sono costruiti influisce non solo sulle percezioni, ma sulla salute stessa delle persone. Di questo in parte ho già scritto parlando della qualità dell'aria indoor, ma oggi voglio affrontare il tema della luce naturale.

studi luce naturale

Il comfort abitativo è dato dalla possibilità di ognuno di mantenere uno stato di benessere. Questo “star bene” è condizionato sia da fattori misurabili che da sensazioni individuali.
Il nostro corpo è in costante adattamento per mantenere un equilibrio, attraverso autoregolazioni che possono portare anche a sensazioni spiacevoli e a manifestazioni di disagio, ad esempio la copiosa sudorazione per il troppo caldo o i brividi di freddo. Lo stato di momentaneo malessere è l'indicazione della “fatica” che il corpo sta facendo per mantenere l’equilibrio.

Un edificio, o una stanza, non può essere pensato come un contenitore neutro perché materiali, forme, luce, colori, suoni sono qualità con le quali ognuno interagisce.

Lo star bene in un luogo allora dipende:
  • da condizioni ambientali oggettive e misurabili come temperatura dell'aria e delle superfici, umidità, presenza/assenza di rumori, qualità dell'illuminazione, qualità dell'aria intesa in termini di purezza e assenza di sostanze tossiche per l'uomo, campi elettromagnetici
  • da altre variabili personali del tutto soggettive come abbigliamento e attività che si sta svolgendo, condizioni di salute, età.
Se sui fattori soggettivi in quanto tali non è possibile influire in modo efficace e se i parametri acustici e termoigrometrici sono ormai materia trattata, grazie alla presenza di normative specifiche, discorso a parte va fatto per quello che riguarda gli aspetti di qualità dell'aria e di qualità della luce naturale.

luce naturale

Luce naturale o artificiale?

Per quello che riguarda la luce naturale dico subito che le norme, prese generalmente a riferimento per stabilire le dimensioni minime delle finestre, sono assolutamente inadeguate a definire condizioni di benessere riguardo alla presenza di luce naturale, che di fatto incide sul ritmo metabolico delle persone ed è fondamentale per il benessere psicofisico.

Nello specifico la norma, risalente agli anni '70, dice che tutti i locali degli alloggi, tranne i vani scala, i ripostigli e simili, devono fruire di illuminazione naturale diretta adeguata alla destinazione d'uso e che l'ampiezza delle finestre deve essere proporzionata in modo da assicurare il valore del Fattore Medio di Luce Diurna (FMLD) minimo del 2%, mentre la superficie apribile deve essere maggiore ad 1/8 della superficie del pavimento. Questo disposto risale al 1975 ed è stato recepito solo in parte perché la regola del 1/8, che dovrebbe riguardare solo l'areazione di una stanza, in realtà viene comunemente applicata per dimensionare le finestre ed è accettata dai regolamenti edilizi.

Stai pensando che se comunemente il rapporto aeroilluminante di 1/8 è accettato come unico parametro, allora significa che è sufficiente a stabilire la corretta dimensione delle finestre?
Beh, non è così!


Il fattore medio di luce diurna consente di valutare una serie di elementi che influiscono sulla reale luminosità di una stanza: spessore del muro, dimensione dell'infisso, tipologia del vetro, posizione della finestra rispetto al filo della facciata, presenza di elementi di protezione solare fissi o mobili, presenza di ostruzioni (ad esempio alberi o altri edifici più alti), colori delle pareti della stanza. Tutti aspetti che con la regola del 1/8 non sono minimamente valutati.

Per ottimizzare la luce naturale non è sufficiente fare le finestre più grandi, anzi agire in questo modo può all'opposto creare altri disturbi quali l'abbagliamento, ma è necessaria una maggiore attenzione al perché si fanno determinate scelte.

luce naturale 2

Luce naturale e benefici

La propagazione della luce in un ambiente può essere descritta secondo regole di tipo geometrico-matematico, ma l'occhio umano non risponde in maniera passiva e costante agli stimoli luminosi, anzi ha un comportamento variabile in relazione all'intensità, al tipo (naturale o artificiale) e alla direzione di provenienza della luce.

Attraverso la vista, l'ambiente che ci circonda è tenuto costantemente sotto controllo alla ricerca di informazioni utili. Per svolgere un'attività sono necessarie delle condizioni luminose precise (per le quali ci sono normative specifiche), esistono però dei bisogni latenti legati alla natura biologica dell'uomo e quindi direi sempre presenti: sono le necessità biologiche, del tutto inconsce, che la luce naturale soddisfa. Queste sono ad esempio esigenze di orientamento spaziale e temporale, cioè di localizzazione percorsi, di riconoscimento gerarchie tra oggetti e sfondo, di sicurezza riguardo l'assenza di pericoli ecc.

Ma la luce naturale soddisfa anche altre necessità biologiche quali:
  • la conferma dello scorrere del tempo. Le nostre funzioni vitali (sonno, veglia, appetito, temperatura corporea) sono sincronizzate con il ciclo solare. In pratica il nostro sistema biologico regola il proprio ritmo quotidianamente in base agli stimoli luminosi naturali che riceve
  • il bisogno di mantenere il sistema percettivo costantemente in funzione grazie alle variazioni di stimolo nel tempo, cosa peraltro che ha anche un benefico effetto psicologico. La luce naturale è caratterizzata da intensità, durata, distribuzione, spettro e tempo, e varia queste sue cinque componenti a seconda della latitudine e longitudine. Come conseguenza diretta si attivano diversi meccanismi fisiologici dell'organismo. Inoltre è stato dimostrato che l’essere umano non ama la monotonia, ma ricerca costantemente il cambiamento anche negli ambienti interni. Quindi un clima artificiale mantenuto costante finisce con l’offrire meno benessere.
Conclusioni

La sensazione di malessere determinata dalle variazioni repentine nel nostro ritmo circadiano dovuta a spostamenti veloci in luoghi molto distanti tra loro è nota come jet-lag, ma esistono sintomi meno repentini e manifesti che sono legati al fatto che trascorriamo la maggior parte del nostro tempo in ambienti confinati. E' allora fondamentale ottimizzare l'apporto di luce naturale sia per il risparmio energetico, sia perché tramite essa è possibile stimolare positivamente l'organismo influenzando il suo stato di benessere.


Se questo post ti è piaciuto, ti è stato utile o pensi possa interessare altri, condividilo. Grazie

Giulia Bertolucci architetto


giovedì 11 maggio 2017

TRE LIBRI DA LEGGERE SULL'ECOLOGIA

Accade che alcuni libri capitino tra le mani più spesso, vuoi perché trattano argomenti molto interessanti, oppure perché contengono spunti progettuali e tecnici, o ancora perché toccano corde che entrano in risonanza con il mio pensiero.
In fondo però non è per questo che vengono scritti e pubblicati?

Barbara Dziadosz
img credits: Barbara Dziadosz

A distanza di una settimana dalla giornata mondiale della libertà di stampa voglio condividere alcuni libri che ho letto, sia di recente che qualche tempo fa, che hanno a che fare con l'architettura e l'ecologia.
Penso che i libri vadano comprati e consultati non solo esposti su uno scaffale, per questo credo che il modo migliore di rendere merito all'autore sia condividerli e consigliarli.

Senza un particolare ordine parlo di:


L'alternativa ambiente di Gilles Clement – ed. Quodlibet 2015

Piccolo libro denso di contenuto. Per riflettere sul nostro stile di vita. Si inserisce nel filone dei libri sull'ecologia e l'ambiente e guarda alla decrescita.
Gilles Clèment mette a confronto l'ecologia radicale con il green business che cerca di accaparrarsi il mercato bio sfruttando il tema della sostenibilità e propone una terza via chiamata appunto 'Alternativa ambiente', basata su dati, esperienze, ricerche fondate e attendibili.
La domanda di fondo è: come far vivere una popolazione mondiale in crescita su una Terra che è costante e finita? Lo sforzo da compiere è enorme, ma la nostra epoca impone di ridefinire il nostro modo di agire.

[…] Una coscienza planetaria, nata dal pensiero ecologista, sconvolge il rapporto tra le società e quello tra gli individui; una forma di solidarietà obbligata, e in qualche modo inerente alle condizioni della vita sulla Terra, va diffondendosi negli animi, parallelamente e al di là dei conflitti d'interessi tradizionali [...]



Le conseguenze del cemento di Luca Martinelli – ed. Altreconomia 2011

Libro inchiesta sulla cementificazione dell'Italia, frutto di tre anni di reportage.
Impostato come la trama di un film mette in vetrina le speculazioni, gli interessi, i responsabili del saccheggio del nostro territorio; tutta la filiera che causa la cancellazione del suolo, bene comune, non rinnovabile.
Nonostante sia un libro di qualche anno fa, purtroppo il tema è ancora molto attuale e racconta storie e retroscena di molte cementificazioni avvenute (o tentate) in Italia, a volte mascherando interessi privati con la giustificazione dell'utilità pubblica.
Testimonia inoltre il grande lavoro di mobilitazione che spesso portano avanti le associazioni e i comitati locali, tutt'altro che inerti e inermi di fronte alle deturpazioni del paesaggio.

tre libri sull'ecologia

Una nuova urbanistica: è possibile di Ennio Nonni – INU edizioni 2015

Chi avrebbe pensato che leggere una raccolta di indicazioni sull'urbanistica sarebbe stato così interessante?
Un libro particolare che raccoglie le scelte urbanistiche fatte nella Romagna Faentina per uscire dall'applicazione acritica di norme, e dalla tendenza diffusa a trattare in modo separato la pianificazione, suddividendola in livelli successivi di Piano tra loro disgiunti.

[…] fatte salve alcune e limitate situazioni locali, ascrivibili ad una fortnata coincidenza fra innovazione tecnica e lungimiranza politica, generalmente in campo urbanistico, specialmente oggi, vengono prese decisioni di tipo amministrativo. […] da qualche decennio l'urbanistica in Italia si amministra e non si governa; nel senso che amministrare è gestire il quotidiano, il breve periodo, la durata di una legislatura, mentre governare significa avere ideali e pensare a un lontano futuro a cui arrivare con strategie che iniziano ora e che proseguiranno a cura di altri, con azioni coerenti […]

Questo il pensiero con il quale Ennio Nonni guida da anni il Settore Territorio del Comune di Faenza e di sei Comuni della Romagna Faentina  […] ben sapendo che l'obiettivo dell'urbanistica non è la tecnica o la tecnologia, bensì lo spazio e le relazioni dell'uomo all'interno di esso […]


Ognuno sicuramente ha dei testi da consigliare. Spesso anche libri apparentemente lontani dal mondo dell'architettura possono fornire spunti utili di riflessione e anche ispirazione per un lavoro in via di sviluppo. Se hai dei libri da consigliare scrivi nei commenti, magari non li ho letti e mi farebbe piacere. Inoltre potrei anche decidere di scrivere ancora di libri.


Se questo post ti è piaciuto e pensi possa essere utile ad altri, condividilo.


Giulia Bertolucci architetto


giovedì 20 aprile 2017

RIFIUTI IN EDILIZIA: UN METODO GENIALE

I problemi ambientali e i rifiuti in costante aumento hanno portato la ricerca ad investigare sul tema del riciclo anche nell'architettura. Da diversi anni si trovano prodotti creati grazie al recupero e trasformazione di materiali che hanno già svolto una prima funzione, ai quali viene assegnata una nuova vita.

L'idea di trasformare un potenziale rifiuto in un materiale da costruzione la ebbe più di 50 anni fa il titolare della Heineken che, nel 1963, con l'aiuto dell'architetto olandese Habraken , sperimentò una nuova bottiglia WOBO (world bottle) che una volta esaurito il contenuto, grazie alla sua forma scatolare poteva essere impilata a formare pareti strutturali di vetro. Ecodesign geniale che progettualmente prevedeva fin dalla produzione un reimpiego del prodotto, senza ulteriori trasformazioni e senza ulteriori costi energetici e ambientali, affinché potesse diventare materiale di base per la costruzione di case soprattutto per i meno fortunati.

WOBO bottiglia Heineken
Img credits: Case study di Alison Andrews 

Se ci pensi anticamente i materiali edili si riutilizzavano: le pietre degli antichi siti romani sono spesso state reimpiegate nella realizzazione di palazzi, i mattoni di un vecchio edificio ripuliti sono magari stati usati per costruirne uno nuovo oppure triturati per fare un pavimento o un intonaco.
Questa consuetudine si è poi persa a favore della peggiore usanza di conferire gli scarti in discarica, senza nessuna selezione.

Qual'è la situazione nel comparto edile?

Attualmente tra 15 e il 40% del contenuto delle discariche sono scarti da attività edilizia, ma il futuro non può guardare alla crescita a dismisura dei siti di stoccaggio rifiuti, l'indirizzo comune è quello di potenziare le filiere del riciclo e del riuso.
La gestione rifiuti nel comparto edile è ambito rilevante ma ancora piuttosto trascurato nei progetti e anche nelle realizzazioni.
L'obiettivo della Comunità Europea sarebbe di recuperare almeno il 70% dei rifiuti inerti entro il 2020, ma in Italia il settore del riciclaggio risulta ancora fortemente arretrato
rispetto ad altre realtà europee dove si riesce ad arrivare ad un riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione quasi totale:
Olanda 90% ; Belgio 87% ; Danimarca 80% ; Regno unito UK 45%  … … ... ... Italia 10%.

rifiuti o risorsa

Scarto o risorsa?

Tra i rifiuti provenienti dall’attività di Costruzione e Demolizione solo il 10% risulta essere pericoloso, cioè contaminato da amianto, oli, solventi, vernici o altre sostanze nocive che ne compromettono la riciclabilità, mentre il restante 90% potrebbe essere sfruttato come risorsa nelle costruzioni e nell’industria, riducendo gli impatti ambientali e allo stesso tempo riattivando l’economia del settore, creando anche nuovi filoni di mercato.
Esiste un intero database proprio di materiali e prodotti di seconda vita: la materioteca dell'osservatorio Matrec.
Si possono trovare isolanti termici ottenuti dal riciclaggio della plastica o di fibre tessili destinate al macero, la ricerca ha sperimentato mattoni realizzati con una mistura contente carta riciclata, è in crescita l'interesse per le case fatte di balle di paglia. Insomma il mercato sta aumentando l'offerta e la scelta con prodotti edili naturali che possono essere reimmessi in ambiente senza inquinamento, e con prodotti di seconda vita che sono già virtuosi proprio perché provenienti da altri cicli di uso.

La cosa migliore sarebbe prevedere già in fase di progettazione e realizzazione un secondo uso per ogni prodotto. Trovare il modo di riusare uno scarto è virtuoso, ma rimane comunque una pratica che tenta di riparare a fine ciclo vita, mentre progettare un oggetto o un prodotto affinché non diventi scarto, ma con una seconda funzione già programmata, è il salto di qualità da fare.




Upcycling è un termine abbastanza diffuso oggi e significa riutilizzare oggetti o materiali di scarto creando nuovi prodotti della stessa qualità, se non addirittura migliori dell'originale.

E' vero che in un ecosistema naturale non esiste materia che non venga riutilizzata. In tempi più o meno lunghi tutte le sostanze subiscono modificazioni, si alterano e si trasformano, e in un ciclo naturale niente rimane inutilizzato.
Ma le attività antropiche e produttive hanno alterato questo equilibrio creando prodotti sintetici difficilmente degradabili.
Inoltre aumenta progressivamente la complessità dei rifiuti edilizi, per la crescente varietà dei materiali utilizzati (spesso preassemblati o compositi) che ne rende più difficile la possibilità di reimpiego, anche se nonostante questo molti li preferiscono perché rendono più veloce il processo di costruzione.


Cosa fare?

Sicuramente applicare con metodo il sistema di demolizione selettiva finalizzata al recupero di materiali e componenti, con conseguente riduzione della quantità non recuperabile da inviare a discarica, ma ancora meglio è prevenire:

1_usare prodotti pensati alla maniera di Heineken, cioè mattoni, piastrelle, pannelli ecc che prevedano la riduzione dei rifiuti alla fonte

2_preferire materiali di seconda vita

3_utilizzare sistemi costruttivi a secco che permettono il disassemblaggio della costruzione con possibilità di separazione e recupero dei componenti

4_scegliere materiali e prodotti edili naturali che possono essere reimmessi in ambiente senza inquinamento



Se questo post ti è piaciuto, ti è stato utile o pensi possa interessare altri, condividilo. Grazie



Giulia Bertolucci  architetto



Avevo affrontato l'argomento anche qui: La natura non si ricicla 




giovedì 30 marzo 2017

COME SCEGLIERE LE PITTURE DA INTERNI

E' primavera e stai pensando di rinfrescare la tua casa con una nuova pittura per interni? Le pareti sono un po' segnate dal passare del tempo? Il bianco si è ingrigito? Questo articolo ti sarà utile per sapere quale prodotto scegliere.
Sicuramente hai pensato al colore. Magari un nuovo bianco che non sia però troppo candido per avere un'atmosfera più accogliente. Oppure qualche tocco di colore per ravvivare le stanze o per accentuare dettagli. E poi avrai forse anche pensato al tipo di pittura da interni: traspirante oppure lavabile, con finitura satinata, o addirittura scrivibile per la cameretta dei bambini.

Ma c'è un altro elemento fondamentale a cui fare attenzione nella scelta di una pittura da interni: la composizione. Perché le pitture non sono tutte uguali. 

Esistono sostanze chimiche, che possono essere contenute nelle pitture e nelle vernici, che tendono ad evaporare facilmente a temperatura ambiente provocando disturbi. 
 
colori pitture fai da te

Hai dei bambini? A maggior ragione devi porre attenzione allle caratteristiche delle pitture da interni perché i piccoli sono più sensibili, come del resto anche gli anziani.
 
Il problema maggiore si ha in presenza di contenuto di formaldeide perché questa viene rilasciata anche per anni dopo la posa. Nonostante questo aspetto critico purtroppo la formaldeide è spesso usata come conservante delle pitture, grazie alla sua economicità.
Per quello che riguarda invece altre sostanze si può dire che la tossicità varia a seconda della composizione, ma in linea generale si ha un'emissione maggiore di sostanze nocive all'inizio, cioè subito dopo la posa, e una progressiva diminuzione nel tempo. 
Non credere però che basti arieggiare la casa per qualche giorno per risolvere il problema, perché la durata di questa emissione varia a seconda del composto chimico utilizzato e può essere anche di 6 mesi e oltre.

Se vuoi tinteggiare la casa e continuare a viverci devi assolutamente scegliere pitture da interni che ti garantiscano la salubrità.

rinnovare la pittura di casa

Una persona che non vedevo da tempo recentemente mi ha raccontato una sua esperienza che mi pare significativa a proposito di tinteggiare casa.

Ti racconto di Maria che, impegnata spesso in lavori fuori sede, ha approfittato di un periodo in cui non avrebbe avuto bisogno della casa per rinnovare la pittura della camera e dello studio.
Per lavoro lei si è spesso trovata ad affrontare il tema della salubrità dei luoghi di lavoro quindi, consapevole che le vernici non sono tutte uguali e che spesso possono dare disturbi, Maria si è rivolta con fiducia alla sua impresa di imbiancature chiedendo consiglio, non tanto sul colore, quanto proprio sul tipo di pittura murale da usare per evitare di andare incontro a situazioni spiacevoli.
Rassicurata circa i suoi dubbi ha lasciato casa nelle mani dell'impresa. Al suo ritorno il lavoro era perfetto, ma Maria ha sentito subito la necessità di arieggiare. L'odore della pittura era troppo penetrante, fortuna che ottobre permette ancora di stare con le finestre aperte per lungo tempo.
Dopo mesi però Maria ha capito che il problema non è l'odore di quella pittura all'acqua, ormai fortunatamente svanito, ma deve per forza esserci qualcos'altro dato che quando passa qualche giorno in più a casa le si presenta un pizzicore alla gola.

Ed è a questo punto che ci incontriamo e mi racconta questa storia. Le spiego così che il fatto che la vernice sia all'acqua non è garanzia di assenza di tossicità, perché anche le pitture all'acqua possono contenere sostanze irritanti per le mucose o per le vie respiratorie. Ci sono infatti varie sostanze che vengono utilizzate per migliorare l'aspetto della vernice, la velocità di essiccazione, la facilità di posa, che possono essere tossiche seppure ammesse dalla normativa.

Insomma le vernici all'acqua sono certamente meno pericolose, ma non del tutto innocue, come spesso invece viene sostenuto anche dai posatori.

Nel caso di Maria nonostante tutte le cautele, il prodotto che è stato consigliato evidentemente non è esente da emissioni tossiche. Certamente è possibile che lei stessa sia particolarmente sensibile. Sta di fatto però che, come è spiegato dettagliatamente nell'articolo “Le vernici all'acqua sono innocue?” , fidarsi solo del fatto che le pitture sono all'acqua non ne garantisce la totale innocuità.

prove colori pitture da interni

Conclusioni

E' possibile che non ti capiti mai di avvertire un malessere a causa di una tinteggiatura, ma è anche possibile che tu abbia una tosse di cui non riesci a capire la causa. Indagare meglio le condizioni degli ambienti in cui trascorri la maggior parte del tempo può essere una buona pista da seguire.

La parte più difficile è sempre trovare il prodotto giusto, nella moltitudine di quelli offerti dal mercato, che sia sicuro in relazione alle emissioni di composti organici volatili tossici per inalazione. Un modo per avere maggiori garanzie di bontà di una pittura o vernice dal punto di vista delle esalazioni è cercare il marchio EC1 di cui si è parlato in questo articolo, oppure potresti cercare un altro simbolo che deve essere riportato sulle confezioni: A+. Questo fa riferimento ad un sistema di marcatura obbligatoria in Francia, ma che si può trovare sulle confezioni delle pitture da interni commercializzate anche nei centri fai da te in Italia (dove invece l'obbligatorietà non c'è).
In generale però le ditte hanno anche altri modi per dichiarare che il contenuto delle pitture sia esente o a basso contenuto di VOC e che non fanno riferimento a marcature specifiche.

Per questo è sempre opportuno andare a vedere il contenuto, cioè la composizione della pittura che si vuole usare, per capire se può essere più o meno fonte di emissioni dannose per la salute.


Giulia Bertolucci architetto



giovedì 16 marzo 2017

STORIA DI UN EDIFICIO IN TERRA BATTUTA

Chi non conosce la Cappella di Notre Dame du Haut a Ronchamp di Le Corbusier, oppure la Chiesa dell'Autostrada del Sole di Michelucci. Opere note certamente agli architetti che le hanno studiate all'università, ma conosciute anche da chi è meno addentro alla materia.
Ci sono edifici molto noti, vere e proprie icone dell'architettura, celebrati e documentati sulle riviste, nei libri, portate ad esempio nelle lezioni dei professori. Oltre il sensazionalismo esistono però anche altri edifici che, seppure siano ritenuti minori, in realtà sono molto rappresentativi.
Uno di questi è sicuramente la Cappella della Riconciliazione di Berlino realizzata in terra battuta
. Cosa ci racconta?
Questo edificio ci racconta di una comunità, della sua volontà di ricostruire e ricordare, del desiderio di farlo seguendo principi ecologici.

chiesa Berlino Terra cruda

La storia inizia nel 1949, anno della divisione della Germania in Repubblica Democratica Tedesca (Est) e Repubblica Federale Tedesca (Ovest) al termine della seconda guerra mondiale. La separazione a Berlino venne formalizzata nel 1961 con la costruzione del Muro e la creazione di quella fascia tristemente nota come “striscia della morte”. Terra di nessuno in cui venne ricompresa anche la Chiesa della Conciliazione. Grande edificio in mattoni in stile neogotico che era stato costruito alla fine dell'800. La comunità da quel momento non poté più accedere alla chiesa, né dall'est né dall'ovest, ed essa cadde in rovina. Nel 1985 il colpo di grazia, la Germania Est decise di demolire l'edificio per liberare l'orizzonte e avere una visuale migliore. Le macerie non vennero nemmeno rimosse.



Dopo la caduta del Muro nel 1989 e la formalizzazione della riunificazione tedesca l'area è ritornata accessibile e così nel 1995 il lotto dove sorgeva la chiesa venne restituito alla comunità a patto che mantenesse la destinazione d'uso. Molte le implicazioni pratiche, etiche e simboliche: la riunificazione e riqualificazione dell'area, la ricostruzione in un luogo denso di memoria e di significato assolutamente da non cancellare, il mantenimento della funzione religiosa, il rispetto di principi ecologici. Valutati alcuni progetti fu scelto quello di Sassenroth/Reitermann. Ma prima di costruirlo alcune modifiche furono necessarie.
La forma: due involucri ovali irregolari (uno ruotato secondo il vecchio edificio, l'altro con l'orientamento est-ovest tipico delle chiese), in mezzo ad un ampio spazio verde.
Il significato: il nuovo costruito posto in corrispondenza dell'altare e coro della vecchia chiesa.
I materiali: cemento armato per il nucleo interno e vetro per l'involucro esterno.
Sui primi due elementi ci fu accordo, ma le caratteristiche dei materiali non furono ben viste. Per i Berlinesi Cemento uguale Muro.
Quali potevano essere allora i materiali che meglio garantivano il mantenimento della forma e della semplicità della costruzione, oltre che essere più sostenibili sia in termini ecologici che economici? La terra battuta e il legno.

Berlino Chiesa Terra cruda interno

Il risultato?
Un edifico contemporaneo con un nucleo interno in terra battuta, realizzato sotto la guida di Martin Rauch, e un involucro esterno in listelli di legno, che crea uno spazio intermedio con una luce graduata che prepara al raccoglimento della preghiera. Il sistema di realizzazione utilizzato è molto simile a quello del cemento ma decisamente meno energivoro, con casseforme in cui viene gettata l'argilla umida appositamente selezionata, mista a fibre di lino, poi costipata per strati successivi ottenendo anche l'effetto decorativo rigato delle pareti. Nella miscela terrosa sono state aggiunte anche le macerie triturate della chiesa originaria aumentando il valore simbolico, estetico ed ecologico della costruzione.

Berlino chiesa terra cruda interni

La Cappella della Riconciliazione è uno dei più grandi edifici pubblici costruiti in terra battuta portante. Il cantiere è stato oggetto di sperimentazione dato che all'epoca (1999 – 2001) in Germania mancava una norma specifica che permettesse l'autorizzazione di tale tipo di costruzione – in Italia manca tutt'ora. Certo le complicazioni non sono mancate. Durante i lavori si dovette far fronte a problemi statici inserendo dei rinforzi in acciaio (poi annegati nella parete di argilla) che garantissero la tenuta soprattutto in prossimità delle aperture e al coronamento della cella interna.

Berlino chiesa rammed earth

Conclusioni
L'utilizzo di argilla naturale, materiale poco energivoro, rinnovabile e riutilizzabile perchè lavorato senza aggiunta di prodotti di sintesi agglomeranti ed essiccanti; la rinuncia a qualsiasi tipo di impianto di riscaldamento; il coinvolgimento di maestranze volontarie da tutta Europa in affiancamento a quelle professionali, testimonia la forza della scelta e la coscienza sociale ed ambientale della committenza.
Nel complesso quest'architettura considerata minore ci dimostra come si possa sempre fare meglio, e come la povertà di un materiale come la terra battuta possa costituire una ricchezza.

Da poco più di un secolo si costruisce con il cemento, considerandolo erroneamente un materiale migliore e più durevole di altri. Di fatto è un materiale rigido che ha sempre bisogno di maggiore ferro per poter resistere alle prove di forza imposte dagli eventi naturali e dalla normativa. Un materiale freddo prodotto con un notevole dispendio di energia. La terra invece è la materia che fin dalle origini si è prestata a vari usi, anche costruttivi, grazie alle caratteristiche di plasticità. Chi non ha mai messo una mano nel fango per gioco?

Purtroppo in Italia non è oggi possibile costruire in terra battuta portante, ma certo si possono realizzare tamponamenti e intonaci che permettono comunque di beneficiare delle notevoli proprietà igroscopiche dell'argilla cruda. Essa favorisce infatti la stabilizzazione della temperatura e il controllo dell'umidità all'interno degli ambienti che per questo risultano naturalmente più confortevoli con conseguente minor necessità di impianti. Per non parlare del bellissimo aspetto delle superfici in argilla cruda che risultano naturalmente accoglienti. 


Giulia Bertolucci architetto